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Nonostante
le testimonianze archeologiche presenti nel Civico Museo
Archeologico di Villa Mirabello confermino l'esistenza di
insediamenti abitativi risalenti fino al 5000 a.C., non molto
sappiamo della storia della città se non sino alla tarda epoca
imperiale, quando il villaggio, un piccolo villaggio di origine
gallica, cominciò ad assumere una certa rilevanza in quanto
collocato lungo strategiche vie di transito.
La
presenza dopo il Mille di significativi presidi difensivi, alcuni
dei quali, la Torre di Velate e il sito di Belforte,
sono ancora oggi in parte visibili, sono un indizio di una lunga
catena di insediamenti difensivi realizzati per controllare le vie
d'accesso alla pianura padana dal nord. Infatti, nei pressi di
Varese, c'era quella via di comunicazione che collegava Milano con
la attuale Svizzera attraverso la valle, proseguendo per la Valganna,
Tresa e di lì fino al Ticino. Questo itinerario era molto
frequentato dai mercanti e dai militari. In un documento del 922
viene citata per la prima volta la chiesa di Varese. Di circa un
secolo successivo, 1068 è la citazione di Varese come sito di
mercato.
L'accresciuta
rinomanza del borgo è testimoniata dall'elezione di Guido da
Velate, territorio posto ai margini settentrionali del borgo,
come arcivescovo di Milano nel 1045. Il prelato, fedele
all'imperatore, si schiera contro il papato e i Patari, movimento
eretico diffuso nel nord Italia. Durante la guerra che oppose i
Visconti di Milano e i Torriani di Como, il borgo, alleato dei
milanesi, venne saccheggiato dai Comaschi che non risparmiarono
distruzioni di presidi difensivi, così come di altri insediamenti.
Nel corso del XIII secolo, la vita del borgo si rafforza grazie
soprattutto alle attività mercantile che avevano epicentro nel
mercato alla Motta. Un borgo che viveva la sua prima espansione
territoriale racchiuso
entro
sei direttrici specifiche segnate da altrettante porte: la porta
Rezzano si trovava in fondo all'attuale via Marcobi e immetteva
sulla strada per S. Maria del Monte; la porta Regondello; la
porta di S. Martino vicino all'omonima chiesa; la porta Milano, la
porta Motta e la porta Campagna. Nel 1237 Varese
combattè a fianco di Milano contro l'Imperatore Federico Barbarossa,
che pare abbia alloggiato nel sito, oggi comunemente detto
Castello di Belforte, posto in direzione sud-est rispetto al
borgo, lungo l'importante via verso la Svizzera.
Al Trecento risalgono i primi statuti che regolavano la vita
cittadina, fondata su una sostanziale e privilegiata autonomia di
governo che durò, tranne rare eccezioni, fino alla seconda metà del
1700. Una
grande
e importante stagione è quella vissuta dal borgo all'avvento di
Carlo Borromeo in qualità di arcivescovo di Milano. Come tale
modificò l'istituzione ecclesiastica di Varese e contribuì a
consolidare la fama del monastero di Santa Maria del Monte
che da lì a
poco
avrebbe visto aprirsi una delle più importanti fabbriche artistiche
della Lombardia. La fabbrica che prevedeva la realizzazione di una
grande via che dalle pendici del Sacro Monte raggiungesse in vetta
il santuario ebbe inizio quando il cappuccino Padre Aguggiari
riuscì a raccogliere la somma di 1 milione di lire imperiali.
Conclusasi nel 1680 la realizzazione della via Sacra vide la
partecipazione di artisti celebri quali il Morazzone e il
Cerano sotto la direzione iniziale dell'architetto Bernasconi.
L'impresa, che trasforma Varese in un autentico baluardo del
cattolicesimo contro la minaccia protestante, viene condotta pur
attraverso gravi crisi epidemiche, tra cui la più famosa è quella
del 1628, citata dal Manzoni ne "I Promessi Sposi".
Un
grande cambiamento avviene nel corso del XVIII secolo. Nel 1752 il
borgo diventa per un momento un centro della politica
internazionale: qui, infatti, si tiene il congresso per definire i
confini della Svizzera. Pochi anni dopo fa il suo primo apparire
Francesco d'Este, duca di Modena e governatore di Milano. Lo
stesso Francesco nel 1766 ebbe in feudo il borgo dall'imperatrice
d'Austria, Maria Teresa. Di fatto, la storica e secolare autonomia
di Varese andava definitivamente perduta. La città seppur per poco
tempo si trasforma in una corte dedita ai ricevimenti, alle parate e
alle battute di caccia. La civiltà delle ville che aveva
caratterizzato lo splendore urbanistico e artistico del suo
territorio per tutto il secolo, trova nella corte di Francesco
III d'Este, il suo apogeo.
Anche la rivoluzione
Francese transita da qui: lo stesso generale Bonaparte visita il
borgo nel 1799
accompagnato da Giuseppina Beauharnais e Murat, accolti festosamente
dalla popolazione. Nel 1797 Varese era già stata eletta capoluogo
del dipartimento del Verbano. Nel 1816, finalmente, il borgo
viene ufficialmente promosso al rango di città
dall'imperatore d'Austria. Nel 1830 fu inaugurata la pubblica
illuminazione a gas e nel 1857 Varese venne elevata a rango di
città regia e l'anno successivo si aprì una sottoscrizione
pubblica per costruire una linea ferrata tra Varese e Gallarate. Il
9 agosto 1865 il primo treno della linea Milano-Varese entrò in
città.
L'Unità
nazionale costituì il trampolino di lancio per lo sviluppo economico
e sociale di Varese. Da quel punto in poi Varese vide sorgere sempre
più industrie desiderose di rispondere al fabbisogno crescente del
sud, e fino alla prima guerra mondiale si diffusero industrie di
cartiere, carrozzerie, concerie, calzaturifici, cotonifici,
setifici, tessiture e le ceramiche. Tanto sviluppo economico ed
industriale determinò un notevole benessere della popolazione ed un
ordinato sviluppo della città che ottenne il ruolo di città
giardino con la realizzazione di almeno un centinaio di grandi
ville con parco e di un migliaio di villette secondarie. L'avvento
del fascismo provocò l'insurrezione delle classi operaie e molti
esponenti democratici furono arrestati. Nel 1927 Mussolini ottenne
la costituzione di una nuova provincia per Varese. Infatti riuscì a
sottrarre alla provincia di Milano le località di Gallarate, e Busto
Arsizio.
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