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MONUMENTI A VARESE

 

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Chiostro di Voltorre

 

A Gavirate si trova il delizioso Chiostro di Voltorre, che ha origini medievali. Al suo sorgere esso era insito in un complesso monastico benedettino allora fiorente, quello di Voltorre, che dal XII secolo era alle dipendenze della potente Abbazia di Fruttuaria. La prima menzione relativa ad una Chiesa di Voltorre risale ad un codice del 1154 (un privilegio pontificio), mentre in realtà la chiesa era dedicata a San Michele, il cui culto diffusissimo in epoca ed in aree di dominazione longobarda, fa presupporre una costruzione del tempio antecedente alla data riportata sul codice.
Di questo primo edificio rimangono alcuni resti che permettono di rilevare la presenza di due absidi del V e VI secolo. Su di esso venne eretta verosimilmente poi la Chiesa romanica, nel XI secolo. Essa, di piccole dimensioni, ha un impianto ad una sola navata, con un abside semicircolare. La facciata è stata rimaneggiata nei secoli successivi e non conserva tracce delle sue origini medievali. Il Campanile, di forma quadragolare, robusto e basso, presenta una cella campanaria preminente: risale al XII secolo. La parte maggiore dell'intero complesso rimasto è occupata dal Chiostro, che è posto dietro la Chiesa.
Originario della fine del XII secolo ed opera di Lanfranco da Ligurno, esso è stato realizzato in un tempo lungo, come si può riscontrare dall'evoluzione dei dettami stilistici man mano che la costruzione procedeva. I capitelli del colonnato hanno forme diverse e sono decorati con pregevoli motivi a figura umana, animale, fiori, frutta, e con motivi geometrici. Il priore di Voltorre era nominato dall'Abbazia di Fruttuaria: il priorato svolgeva un ruolo di primo piano nella comunità locale, essendo dotata la comunità monastica di grande potere, beni ed influenza nelle terre circostanti. Il suo periodo di massimo sviluppo risale al XIII secolo, al quale seguì poi un lento ed inesorabile declino. Passò nelle mani prima di Alessandro Sforza, poi del Papato sotto Leone IX, che lo concesse in commenda all'ordine agostiniano del Canonici Lateranensi, i quali ne fecero un'azienda agricola.
Paradossalmente in quella destinazione d'uso, il complesso rifiorì ed ebbe luogo anche una rivalutazione dei terreni circostanti Voltorre. La chiesa venne ampliata tra il '600 e il '700, e dotata di una cappella, il tutto in stile barocco.
In seguito all'abolizione degli ordini monastici, con l'epoca rivoluzionaria, Il complesso di Voltorre venne frazionato e destinato a vari usi, anche privati. Solo alla fine dell'800 si iniziò un lento recupero degli edifici, che fu bruscamente interrotto nel 1913 da un incendio, il quale recò danni ingenti a molti degli stabili. Il recupero venne ripreso negli anni '30, quando una parte del Chiostro divenne proprietà del Demanio, e culminò con l'acquisizione da parte della Provincia di Varese, nel 1954, di una porzione del monumento, al quale venne aggiunta la parte demaniale negli anni '70. Al giorno d'oggi il Chiostro è divenuto sede espositiva ed è completamente restaurato e visitabile.

  

Il Battistero di San Vittore a Varese

 

Il battistero di Varese si trova a destra della basilica, dietro la torre campanaria.
L’edificio attuale non consente di intuire le forme di uno preesistente nello stesso luogo a pianta centrale esagonale.
La sua forma – un vano quadrato con copertura a volta a crociera, seguito da un presbiterio sormontato da un matroneo – si discosta da quella consueta dei battisteri.
E' il risultato di una costruzione databile tra l' XI e il XIII secolo, rimaneggiata l'ultima volta nel 1880 modificando il lato sinistro, il cui andamento spezzato venne rettificato eliminando l’angolo, ultima traccia esterna del precedente edificio. Nell’interno, durante i restauri del 1948, furono rinvenute tracce dell' originaria muratura perimetrale dell' VIII-IX secolo, e fu ritrovato un fonte battesimale ad immersione di forma ottagonale, costituito semplicemente da mattoni ed intonaco.
Il fonte è sormontato da una vasca più recente con decorazioni incompiute rappresentanti il battesimo di Cristo e probabilmente figure di Santi. Internamente l’edificio presenta numerosi affreschi, parte dei quali attribuiti al Maestro della Tomba Fissiagra, monumento collocato nella chiesa di San Francesco a Lodi.
Suoi sono gli affreschi della parete meridionale a destra, che ritraggono figure di apostoli e santi; la Crocifissione a destra dell’arco che introduce al presbiterio; la madonna a destra dell’altare sul quale campeggia una Madonna in trono con i Santi Battista e Vittore di ignoto, e che mostra, alla sua sinistra, una Madonna del latte, tra le testimonianze più antiche della pittura locale.
Altri affreschi si trovano nel matroneo.

 

 

Chiesa di Santa Maria foris Portas

 

La Chiesa di Santa Maria Foris Portas, come si può intuire dal nome, è situato all'esterno dell'antico Castrum. Castelserpio, uno degli insediamenti più significativi del periodo dell'alto Medioevo, sorse in epoca romana, sul finire del IV secolo e lungo la direttrice che collegava il piccolo borgo a Novara, con l'intento di difendersi dai Barbari. Durante la dominazione dei Goti, il centro fu fortificato e vennero costruiti diversi edifici, sia religiosi che civili. Il Castrum e il borgo vennero però distrutti nel 1287, per volontà di Ottone Visconti. La zona archeologica di Castelserpio fu istituita durante gli anni Cinquanta e comprende i resti dell'antico insediamento, prevalentemente appartenenti al Castrum, al borgo e al complesso di Torba. Le origini della Chiesa di Santa Maria Foris Portas sono difficilmente ricostruibili, si può comunque ipotizzare la collocazione tra il VII e il IX secolo. Esternamente si presenta realizzata utilizzando materiali poveri come ciottoli di fiume, ma all'interno custodisce un importante ciclo di affreschi. L'importanza di tali affreschi, riportati alla luce nel 1944, è data dalla loro unicità. Il tema degli affreschi è rappresentato dalle Storie dell'Infanzia di Cristo, tratte dai Vangeli Apocrifi e largamente raffigurate in Oriente. L'atmosfera che avvolge chi entra è di sapore antico e classicheggiante ed è data dalla libertà nelle composizioni, dall'uso di uno spazio illusionistico e dall'allungamento e dall'eleganza delle figure. L'autore degli affreschi è stato da alcuni identificato con un artista bizantino, mentre da altri con un artista di epoca carolingia. Un'altra particolarità della Chiesa è rappresentata dalla pianta a trifoglio, rara in Occidente.

 

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